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buonsangue novembre 25, 2006

Posted by andrea in citazioni.
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Lorenzo Cherubini

Buonsangue (jovanotti)

Un mio parente era il cuoco sulla nave di Ulisse
Al grande eroe e ai suoi uomini faceva pranzi e cene
Anche a lui fu dato l’ordine che non ascoltasse
Passando da quell’isola il canto delle sirene
Ma lui si addormentò e non si mise la cera
E quando si svegliò credette di avere sognato
Ma invece l’esperienza era stata vera
Quel canto misterioso lui lo aveva ascoltato
E misteriosamente anche dimenticato
Restò dentro di lui quel richiamo del vuoto
Che hanno tutti gli uomini che hanno vissuto
Un tuffo inconsapevole nell’assoluto
Da lui ho imparato a vivere la realtà come un sogno
E i sogni come fossero una cosa reale
A vivere ogni viaggio come fosse un ritorno
E che anche i grandi eroi han bisogno di mangiare

Oooh buon sangue non mente lalalalala
Io son di tutta la gente Diretto discendente

Tra i miei antenati più illustri c’è un tale Caino
Fondò la prima città e fu il primo assassino
Una domanda insanguinava il suo cuore e il cervello
“perché Dio quella mattina preferì mio fratello?”
Ma nei giorni più cupi, nei momenti più bui
Lui sentiva che invece il più amato era lui
E come segno di amore gli era stato concesso
Il dolore e la colpa per il male commesso

Oooh buon sangue non mente lalalala
Io son di tutta la gente diretto discendente
Uhhhhh buon sangue non mente lalalala
Io son di tutta la gente diretto discendente

Un parente tra i più antichi era un manovale
Nel cantiere della grande torre di Babele
Il progetto nell’insieme non lo conosceva
Ma mattone su mattone la torre cresceva
Ad un certo punto con i soldi del salario
Pensò bene di comprarsi un vocabolario
”Inglese spagnolo turco arabo giapponese
Suhaili italiano greco indù russo portoghese”
Quel dizionario in qualche modo adesso è nelle mie mani
Ma è sempre complicato capire gli umani

Una mia ava era una donna alta un metro e dieci
Frequentava romani galli egizi e greci
Il suo corpo era piccino ma pieno di calore
Sottomise tutti quanti, anche un imperatore
Dalla mia ava ho imparato che non c’è potere
Che resista all’arte buon di dare piacere

Oooh buon sangue non mente lalalala
Io son di tutta la gente diretto discendente
Oooh buon sangue non mente lalalala
Io son di tutta la gente diretto discendente

Nel mio albero genealogico quasi alla radice
C’è una donna di Bretagna che faceva l’attrice
Ma siccome solo i maschi lo potevano fare
Recitava di essere un uomo per recitare
Cardinale puttana mendicante musa
La platea di fronte a lei non era mai delusa
Da quella donna ho imparato che l’identità
ha una maschera e la maschera dà libertà
Puoi cambiare faccia parte umore o sesso
Nel frattempo camminare di fianco a te stesso
Ricapitolando a caso tra i miei antenati
Ce n’è uno che è vissuto al tempo dei crociati
Fabbricava e poi vendeva cinture di castità
Era il garante tecnico della fedeltà
E quando i cavalieri andavano ad imbarcarsi in nave
Non sapevano che lui aveva la doppia chiave
Mi ha insegnato che i costumi cambiano spesso
che tra guerra e religione c’ha ragione il sesso

Un mio antenato visse al tempo di Savonarola
Ascoltava i suoi anatemi parola per parola
Ammirava nei suoi occhi quella luce interiore
Che hanno gli uomini di fede, di forza e rigore
Poi però quando tornava a casa dopo i sermoni
Passava a Piazza della Signoria a via Tornabuoni
Le botteghe degli artisti, bordelli e mercati
Si sentiva a suo agio…tra i condannati

Oooh buon sangue non mente lalalala
Io son di tutta la gente diretto discendente
Oooh buon sangue non mente lalalala
Io son di tutta la gente diretto discendente

Lo zio del mio trisnonno suonava il violino
Il suo sogno era di essere un grande virtuoso
Poi si innamorò di una che gli cambiò il destino
Lasciò perdere il violino divenne triste e geloso
Dopo un sacco di anni che stavano insieme
Quando aveva rinunciato al suo sogno di artista
Lei se ne andò via con i profumi e le creme
E si mise con uno che faceva il violinista
Mi insegnò che rinunciare all’ambizione è sbagliato
Che poi la dea si vendica se c’hai rinunciato
C’era un matto che faceva sculture di vento
Si fermavano a guardarlo quando in movimento
Modellava ogni dettaglio della sua opera d’arte
Dopo un po’ la fissava seduto in disparte
Quasi sempre scontento del suo risultato
Con un soffio distruggeva quel che aveva creato
E la gente la sera a casa ritornava
Con scolpito negli occhi il matto che danzava
Mentre lui andava a letto sempre insoddisfatto
Proprio come un uomo, proprio come un matto

Oooh buon sangue non mente lalalala
Io son di tutta la gente diretto discendente
Oooh buon sangue non mente lalalala
Io son di tutta la gente diretto discendente

Tra i parenti più lontani c’è un bestemmiatore
Ce l’aveva con Dio che gli era debitore
Di favole raccontate prima di mettersi a letto
Di cui tutti i bambini del mondo hanno diritto
Lui era nato senza motivo apparente
Tranne quello di diventar delinquente
Fu per questo che a Dio volle fargli dispetto
E divenne un cittadino corretto
Un mio nonno combatteva le battaglie di Troia
Un altro faceva l’aiutante del boia
Ce n’era uno contadino e un’altra ballerina
Uno morì di vecchiaia, uno di ghigliottina
Da tutti questi ho imparato la più grande lezione
“niente accade due volte e per questa ragione
si nasce senza esperienza
si muore senza assuefazione”

Commenti»

1. figlio di pitagora - novembre 26, 2006

Un mio avo studidava per farsi prete. Conosceva benissimo il greco e il latino. Poi incontrò una donna di cui si innamorò e la sua vocazione lasciò il posto all’amore. Questa non era molto a modo e avanti negli anni lo rincorreva col bastone della scopa e lo picchiava di santa ragione…
Morale della storia 1: l’amore è cieco.
Morale 2: se non rinunciava alla sua vocazione io non sarei qui.
morale 3:viva le scope elettriche, che non si alzano contro il marito!

2. Greg Jacobs Emperor Social - maggio 19, 2013

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