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alcuni diritti riservati maggio 17, 2007

Posted by andrea in commenti.
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ccVSc

Quando decisi di pubblicare i miei racconti su internet, tramite il sito FantasyStory, uno dei problemi che mi posi fu quello dei “diritti d’autore”. Avevo paura che, resa un’opera pubblica su un sito, chiunque potesse ricopiarla, modificarla e utilizzarla per i suoi scopi, senza che mi venisse chiesto o notificato, il tutto in maniera perfettamente legale.

In realtà, come descritto nella legge 22 aprile 1941, n. 633, “il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore é costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale”, ovvero il diritto d’autore è acquisito nel momento stesso in cui l’opera viene creata. Solo l’autore ha il diritto di pubblicare o vendere la sua opera, o concedere ad altri il diritto di pubblicarla: tutti i diritti sono riservati all’autore.

(Problema diverso è quello di dimostrare in sede legale che una opera sia effettivamente una tua creazione: viene riconosciuto autore dell’opera chi può dimostrare che la data di creazione della propria opera è antecedente a quella di un altro autore. Per informazioni su come poter fare ciò rimando qui.)

Non ho mai avuto l’intenzione (nè il talento, sigh) di fare lo scrittore di mestiere, ma desidero che i miei racconti raggiungano il più vasto pubblico possibile. Proprio per questo, alla fine di ogni racconto pubblicato su questo blog, ho aggiunto la dicitura: “La riproduzione non a scopo di lucro dei testi presentati è consentita, citando la fonte e facendomelo sapere, avvertendomi con un post. Nel dubbio contattatemi“. La mia intenzione era quella di estendere il solo diritto di riproduzione e pubblicazione dei miei racconti a chiunque volesse farlo, con la sola restrinzione di non poterlo utilizzare per usi commerciali. Mi sono reso conto che questa dicitura, oltre a non essere chiarissima, può non avere valore legale.

Per risolvere questo problema, perso nella rete, ho scovato le Creative Commons Public Licenses. Le CCPL sono uno strumento tramite cui il titolare dei diritti concede determinati permessi ai licenziatari, rendendo semplice segnalare in maniera chiara che la riproduzione, diffusione e circolazione della propria opera è esplicitamente permessa, nei termini previsti dalla licenza stessa. La semplicità è data dalla presenza dei “deed” (un esempio), “riassunti” comprensibili a tutti dei termini della licenza; la sicurezza è data dal codice legale (esempio) della licenza, adattato a seconda delle leggi nazionali. La filosofia che sta dietro alle CCPL è quella di “alcuni diritti riservati“, in luogo di “tutti i diritti riservati” tipica del copyright. Il titolare dei diritti d’autore dà quindi in licenza alcuni dei suoi diritti, mantenendone altri, a chiunque accetti i termini della licenza.

Tra i diritti che possono essere concessi vi sono quello di diffusione dell’opera, (usi commerciali permessi o vietati, a scelta) e quello di modifica dell’opera stessa, cosa che può favorirne l’arricchimento e la crescita. Fermo restando che, qualunque utilizzo dell’opera si faccia, è sempre necessario citare l’autore originale per garantire il diritto di attribuzione.

Da oggi, come specifacato nelle loro pagine (in fondo), alcuni dei miei racconti sono rilasciati sotto una CCPL, quella più restrittiva, che ne permette solo la libera diffusione per usi non commerciali, (Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate).

Per informazioni più dettagliate sull’utilità e sull’utilizzo delle CCPL, vi rimando al sito ufficiale Creative Commons Italia, in particolare leggete questa, questa e questa pagina, o visionate il simpatico video di presentazione dell’iniziativa. Qui invece il pensiero di www.beppegrillo.it, blog del noto comico, dal quale è tratta l’immagine sopra.

Commenti»

1. blackjack85 - maggio 17, 2007

… il mondo dell’editoria ora come ora, rende molto difficile a possibili futuri scritori, un’adeguata distribuzione.
Le cause principali sono: La richiesta di un contributo per pubblicare (ma non basta come contributo aver scritto l’opera??); e l’aver dimenticato la meritocrazia in concorsi e valutazioni.
Se questo è un modo per favorire la diffusione di futuri scrittori e non, ben venga!
W la libertà. W la scrittura! W la libera circolazione delle idee!!


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