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Frammenti, cap. II

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Ethan Barrow era molto felice per come era andata la sua giornata. Aveva concluso ottimi affari in città, vendendo la gran parte del suo raccolto ad un prezzo vantaggioso, e riuscendo a rimediare richieste di vari prodotti per la prossima stagione. Così stava ritornando, insieme al suo asino (felice per il carico leggero), verso casa. La sua splendida casa. Era piccola forse, ma a Ethan piaceva molto e le era molto affezionato. Aveva tutto quel che poteva desiderare: un locale singolo, che faceva funzione di cucina, stalla, magazzino, camera da letto. Con un caldo camino. Tutto intorno, la sua terra, della quale si prendeva cura da solo. Certo un po’ distante dalla città, ma vicina comunque alla torre di quello strano studioso, che ogni tanto mandava qualcuno a comprare i suoi prodotti, o per proporgli qualche lavoretto, garantendogli un flusso di denaro anche fuori stagione. Le cose andavano così bene che, con un po’ di fortuna, avrebbe potuto mettere da parte un discreto gruzzolo per assicurarsi una vecchiaia felice.
Arrivò a casa che il sole era già tramontato, e qualche goccia di pioggia era iniziata a cadere dal cielo. Minacciava di fare un bell’acquazzone.
Sull’uscio notò come le piante di pomodori erano un po’ malaticce, e pensò che un po d’acqua fresca le avrebbe rinvigorite. Aprì la porta ed entrò, portando dentro l’asino. Accese il caminetto. Guardò divertito il ballo ipnotico delle lingue di fuoco scoppiettanti, che bruciavano la legna nel caminetto. Mise un po’ d’acqua in un pentolino, e agganciò il pentolino sul fuoco: con il freddo che faceva quella sera, un bel brodo caldo era perfetto. Spezzettò così un pomodoro, una zucchina e una patata, li mise a bollire, e si sedette su uno sgabbelletto ricavato da un pezzo di tronco.
Iniziò a piovere. Il brodo caldo emanava un saporitissimo profumo che invase tutto l’ambiente. Ethan assaggiò con un cucchiaio di legno, e aggiunse del peperoncino al brodo. Le verdure erano tutte cotte, eccetto le patate, ancora leggermente crude. Tra pochissimo avrebbe iniziato a cenare. Si versò in un bicchiere il suo vino rosso, tolse il pentolino dal fuoco e ne versò il contenuto in una scodella, nella quale inzuppo un po’ di pane raffermo. Guardò il tutto, già pregustando la sua gustosa cenetta, leccandosi le labbra.
Mangiò il primo boccone. Molto strano, il brodo era davvero insipido, praticamente insapore, nonostante l’odore invitante. Bevve un sorso dal bicchiere.
-Acqua? Ero sicuro mi fossi versato del vino.
Guardò il contenuto del bicchiere. Era rosso come il suo vino, odorava di vino, ma… sapeva d’acqua. Si strinse nelle spalle, pensando ad una bottiglia venuta male: -Può capitare- si disse. Poi riprese a desinare.
Praticamente non sentiva alcun sapore, nonostante avesse aggiunto ancora più peperoncino. Non gli era mai capitato nulla simile.
Finito il brodo, ma per nulla soddisfatto, prese un coltello e si tagliò del salame. Anche questo completamente insapore. Mentre tagliava una seconda fetta, si ferì ad un dito, che iniziò a sanguinare. Istintivamente lo portò alla bocca, succhiandolo. Non sentiva dolore. Non sentiva neanche il dito e neppure la bocca. Si accorse presto di aver perso la sensibilità di ogni sua parte. La mano ferita si portò ad accarezzare il braccio opposto, affettuosamente dapprima, poi sempre con più forza. Ethan prese a gridare, terrorizzato. Aveva perso il controllo del suo corpo. La sua destra, che ancora teneva stretto il coltello, iniziò a tagliuzzare la coscia, prima solo sfiorandola con la lama, scavando poi sempre più in profondità. Di colpo infilzò il coltello poco sotto la ferita. Ethan era sempre più terrorizzato. Non sentiva dolore. Era come prigioniero di un incubo, dal quale non riusciva a liberarsi. Vedeva tutto come dall’esterno. Vedeva il suo corpo martoriarsi senza provare alcuna sensazione.
Gridò con tutta la forza che possedeva. Aveva scarse speranze che qualcuno lo soccorresse, isolato com’era, ma l’unica cosa che potesse fare era gridare. Dalla sua bocca però non usciva alcun suono.
O forse riusciva a gridare, ma non a sentire. Notò come oramai non udisse più lo schioppettio del fuoco, ne il raglio del suo asino, ne la forte pioggia.
Cadde a terra. Disperato e impotente, non gli restava che aspettare la fine di quell’incubo, sperando di svegliarsi al più presto. Si vide strisciare sul pavimento, come se il suo corpo non sapesse come alzarsi ne avanzare. Il movimento però lo portava lentamente quanto inesorabilmente verso il fuoco. Quanto prima il danzare delle lingue di fuoco sembrava quasi magico, ora a Ethan pareva solo un orrenda orgia.
Si dirigeva verso le fiamme ardenti, con le mani protese verso di esse. Vide i suoi arti iniziare a bruciare. Vide il fuoco consumare la sua carne. E d’un tratto non vide più.
Ma era ancora cosciente. Privo di qualunque sensibilità, ma ancora capace di pensare. Era questa la fine? Era questo che voleva dire passare all’altro mondo, privo di corpo divenire spirito, come dicevano i frati? Era finito all’inferno, solo? Chiuso nella sua mente, destinato a parlare con se stesso per l’eternità? E impazzire, magari?

Smise infine anche di pensare.
E morì.

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di andrea vinci

Creative Commons License
“Frammenti, cap. II“, di Andrea Vinci, è pubblicato sotto una
Licenza Creative Commons.

Commenti»

1. Fabrizio - marzo 7, 2007

Ciao sono Fabrizio. Leggerò quello che hai scritto e ti dirò che ne penso. Intanto sono venuto a fare un giro veloce per salutarti. A presto.

2. Chiara - marzo 7, 2007

All’inizio mi è piaciuto molto: ben scritto, scorrevole, interessante, ma degenera quando il protagonista inizia a farsi del male. Degenera perchè il ritmo della narrazione diventa troppo veloce, sembra quasi che non sapessi bene come descrivere la brutta situazione in cui Ethan Barrow viene a trovarsi. Dà l’idea che tu ti sia affrettato e questo dà al racconto un ritmo diverso da quello che aveva all’inizio. Si passa troppo drasticamente dalla tranquillità della sua vita alla sua strana morte, così velocemente che il lettore non ha il tempo di essere dispiaciuto o scioccato, non ha il tempo di identificarsi con Ethan, non riesce quasi ad accorgersi di quello che sta accadendo, resta spiazzato. Poi c’è l’altra cosa che non mi è piaciuta: non hai dato spiegazione nè appigli affinchè il lettore potesse almeno intuire il motivo di ciò che stava accadendo al protagonista. L’idea è davvero buona, ma ha bisogno di una spiegazione.

3. andrea - marzo 7, 2007

Interessante commento. Per quanto riguarda il cambio di ritmo, è probabile che tu abbia ragione. Solo non riesco a rendermene pienamente conto ora, perchè l’ho scritto troppo poco tempo fa. Magari, rileggendolo tra una settimana, lo correggerò.
La spiegazione dell’accaduto verrà a suo tempo, nel prossimo capitolo, nel quale i primi due confluiranno. Ora sembrano troppo staccati tra loro, in effetti, ma spero che, se fosse stato già presente il terzo capitolo, ti saresti fiondata a leggerlo, incuriosita proprio da quello che ho lasciato in sospeso…
Ringrazio anche Fabrizio, e ricambio i saluti.

4. Gaetano - marzo 12, 2007

Concordo con Chiara sulla velocità. Mi sono dispiaciuto di più per la sfera che per Ethan, questo perchè mi sono immedesimato in lui più o meno nel momento in cui si brucia le mani.
Comunque si nota il bisogno della continuazione sopratutto perchè non si può lasciare la sfera in quella corrente che le strappa i pezzi, i suoi “tessssori” (mi fà tenerezza come Smeagol del SdA).
Comunque vedremo all’uscita del terzo capitolo come prosegue la storia, il mio vero commento te lo faccio a storia ultimata…
A presto😉

5. andrea - marzo 12, 2007

Grazie Gaetano. Appena posso, rileggo, correggo e proseguo. Dopo gli esami, magari….

6. bluestraneo - giugno 9, 2007

uhm.. commenti abbastanza critici direi, com’è giusto che sia, ed infondo sono proprio questi che piu servono ad un narratore..
ad ogni modo, a me è piaciuto molto, anche con l’accelerazione che subisce il lettore senza neppure accorgersene, durante la lettura. è questo elemento a spiazzare e poi, sono sicuro che anche ethan non se lo aspettasse !
vero è che viene a mancare la componente ‘affezionamento’, ma si avrà sicuramente una visione piu chiara con l’evolversi del racconto, e quindi dopo aver letto il cap. III !

ps: chissà che ruolo avrà il sinistro studioso nella torre..

7. andrea - giugno 9, 2007

Grazie per il commento, bluestraneo. Sono Felice che ti sia piaciuto.
Il racconto è work in progress, quindi non ti posso rispondere come vorrei senza fare riferimenti alla trama futura, e nel futuro ovviamente non c’è nulla di certo… sto ancora pensando, anche se le idee di base le ho.
Credo di finire (iniziare) i nuovi capitoli in estate.
Ciao!


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